The Siege of Jerusalem (Third Edition)

(1989)
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L’anno è 70 d.C. e l’esercito romano, ormai stanco ma implacabile, si prepara all’assalto finale di Gerusalemme. Cinque anni di guerra in Giudea hanno portato a questo momento: quattro legioni schierate sulle alture del Monte degli Ulivi, pronte a scendere nella valle e a infrangere le mura che da troppo tempo resistono alla potenza di Roma. All’interno della città, i ribelli giudei — guidati dallo zelota Eleazar ben Yair — sanno che non ci sono vie d’uscita. La vittoria per loro non significa conquistare, ma sopravvivere abbastanza a lungo da rendere il prezzo troppo alto.

The Siege of Jerusalem è un gioco di assedio su larga scala, dove ogni mossa conta e ogni giorno si consuma tra la precisione dei romani e la disperazione degli assediati. Il tabellone riproduce con cura le colline, i quartieri e le fortificazioni della città antica, divisa in dieci settori ciascuno difeso da mura diverse: alcune alte e massicce, altre più deboli ma protette da terreni impervi. Il giocatore romano deve pianificare un assedio strategico — costruire rampe di terra, muovere torri d’assalto, scavare gallerie per minare le mura — mentre il difensore cerca di sfruttare ogni angolo della città per rallentare l’avanzata, attaccare i lavori dei romani e mantenere viva la resistenza.

Il sistema di combattimento è continuo: non si alternano turni rigidi tra attacco e difesa. I reparti si muovono, gli ingegni da guerra avanzano, le truppe si esauriscono — tutto in un flusso che riflette l’andamento reale dell’assedio. Ogni unità ha una sua resistenza, ma è la morale a decidere spesso il destino di un fronte: i legionari possono crollare sotto il peso della fatica e delle perdite; gli assediati, se troppo pressati, possono abbandonare le mura in preda al panico. Il gioco non si limita alla battaglia sul campo: tra un’azione e l’altra, i giocatori devono gestire la logistica, il tempo che scorre, le minacce esterne — come l’arrivo di aiuti da parte dei ribelli fuori città — e decidere quando spingere all’assalto o aspettare.

La terza edizione ha rielaborato ogni dettaglio rispetto alle precedenti: i pezzi ora sono doppifaccia, per rappresentare le unità stanche o in assetto di combattimento; il sistema di controllo delle zone rende più realistico lo scontro tra truppe in movimento e difese statiche. C’è anche un scenario introduttivo che racconta l’assalto fallito del legato Gallus tre anni prima, perfetto per imparare le dinamiche senza essere travolti dall’enormità dell’assedio finale.

Il romano non è semplicemente un generale che vuole vincere: deve bilanciare la necessità di conquistare con il rischio di logorare l’esercito. Ogni giorno in cui i suoi uomini restano sotto le mura indebolisce ulteriormente la sua capacità di combattere altrove nell’Impero. Il difensore, invece, non deve vincere una battaglia — deve farla durare abbastanza da costringere Roma a ritirarsi o a cercare un’altra via per entrare. E se le mura cadono? Non è la fine: solo uno dei dieci settori è stato preso. La città resta viva, e con essa la speranza.

The Siege of Jerusalem non è un gioco che si conclude in poche ore. È un’esperienza lunga, profonda, che richiede pazienza e strategia. Non c’è fortuna a decidere il vincitore: solo decisioni, calcoli, sacrifici. E quando i fuochi della città illuminano il cielo al tramonto, non si sa se sia la vittoria di Roma o l’inizio della sua fine. La storia lo ricorda: Gerusalemme non cadde per debolezza, ma perché le mura cedettero sotto il peso del tempo — e del prezzo che nessuno aveva voluto pagare.

  • Giocatori: 2
  • Durata: 300 min
  • Età Minima: 12+
  • Complessità: (3.87)

Artisti: Charles Kibler, George I. Parrish, Jr., Steve Weiss

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