Winflation: The Consumer Survival Game è un gioco da tavolo raro e affascinante del 1977 che trasforma l’inflazione in una battaglia quotidiana per non rimanere a secco. Non è un semplice gioco di fortuna, ma un viaggio attraverso gli anni Settanta, dove il tuo stipendio fatica a tenere il passo con i prezzi che salgono e ogni mossa può decidere se resterai a galla o affonderai.
Il tabellone è un percorso a forma di otto, simile a quelli dei classici giochi da salotto, dove i giocatori si muovono lanciando i dadi. Ogni casella nasconde una sorpresa: potresti dover pagare l’affitto, affrontare un imprevisto medico, o ricevere un aumento improvviso. Alcuni spazi sono neutri, altri ti costringono a scegliere tra sacrifici e opportunità. Le carte, simili alle “Chance” di Monopoly, introducono eventi esterni che cambiano il corso della partita: una crisi petrolifera, un aumento delle tasse, o la possibilità di investire in azioni. E sì, puoi comprare e scambiare titoli azionari, sperando che i tuoi investimenti crescano mentre l’inflazione dilania il potere d’acquisto.
Il tuo obiettivo è diretto ma duro: sopravvivere settimana dopo settimana. Devi mantenere un lavoro stabile — perderlo significa una fine rapida e disastrosa — e cercare di accumulare più denaro degli altri, senza mai permettere che i tuoi risparmi vengano inghiottiti dai costi crescenti. La partita non finisce quando qualcuno diventa ricco, ma quando il tempo scade: un numero prestabilito di giri intorno al tabellone segna la fine della simulazione. Chi ha ancora soldi in tasca e una casa da cui non è stato cacciato vince.
Winflation non ti dà l’illusione di diventare milionario. Ti mostra quanto sia fragile il bilancio familiare quando i salari restano fermi e i prezzi volano. È un gioco che, pur nella sua semplicità meccanica, riesce a trasmettere una tensione reale: ogni lancio di dado diventa un respiro trattenuto. Non è mai stato distribuito su larga scala — fu prodotto da una piccola azienda della Pennsylvania e probabilmente stampato in poche copie — ma chi lo ha giocato, anche da bambino, lo ricorda con una strana nostalgia. È un gioco che non parla di vincite, ma di resistenza. E forse, proprio per questo, è ancora più memorabile.
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