Wise and Otherwise è un gioco da tavolo che trasforma i proverbi in una gara di fantasia e intuito. Non serve essere un esperto di filosofie antiche: basta avere un po’ d’immaginazione e il coraggio di inventare qualcosa di assurdo, nella speranza che gli altri ci credano.
Ogni turno, un giocatore diventa il lettore e legge l’inizio di un proverbio famoso – magari da una cultura lontana come la Tibet o la Zambia – ma solo la prima metà. Gli altri devono scrivere in segreto una fine plausibile, o meglio ancora: una fine così convincente che sembra vera. Poi consegnano il biglietto al lettore, che mescola tutti gli elaborati e li legge ad alta voce uno per uno, compresa la versione autentica.
A questo punto inizia la parte più divertente: ognuno vota per l’ending che crede sia quello vero. Se indovini il proverbio originale, prendi due punti. Ma se qualcuno ti crede e vota il tuo testo inventato? Beh, anche lui ti dà due punti. E se nessuno sceglie la risposta giusta? Allora il lettore vince tre punti: perché ha ingannato tutti alla grande.
Il primo a raggiungere 20 punti vince, ma attenzione: non si finisce subito. Si continua fino al termine del turno in corso, per evitare che qualcuno vinca per un soffio e senza aver avuto la sua occasione.
Cosa rende questo gioco speciale? Non è una gara di conoscenza, ma di creatività. Puoi vincere non sapendo nulla dei proverbi cinesi o croati, ma inventando qualcosa che suona così bene da sembrare antico. E a volte, proprio perché le risposte vere sono strane e poetiche, ti ritrovi a dubitare della tua memoria: “Ma davvero si diceva così?”.
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