3 Man Chess trasforma l’essenza del gioco degli scacchi in un ballo triangolare tra tre menti. Il tabellone non è quadrato, ma circolare: sei anelli concentrici di 24 caselle ciascuno, intorno a un vuoto centrale che i pezzi possono attraversare senza fermarsi. Le linee a goccia disegnate sulla superficie guidano gli spostamenti diagonali, permettendo ai bishop e alla regina di saltare da un raggio all’altro come in un labirinto cosmico. Ogni giocatore controlla un intero schieramento tradizionale: otto pedoni su una riga, e re, regina, torri, alfieri e cavalli sulla linea esterna. I tre eserciti sono separati da zone inaccessibili all’inizio della partita, ma ben presto i confini si dissolvono con ogni mossa.
I pezzi muovono secondo le regole classiche degli scacchi — niente di nuovo qui — ma la geometria cambia tutto. Una torre può avanzare in linea retta intorno all’anello, oppure attraversare il vuoto centrale per colpire alle spalle. Un alfiere che taglia l’origine non si limita a cambiare colore: riorienta completamente la minaccia, aprendo percorsi invisibili agli scacchi tradizionali. La difesa diventa un equilibrio precario: mentre ti concentri su uno degli avversari, l’altro può sfruttare il vuoto per una manovra inaspettata. L’alleanza temporanea tra due giocatori è sempre possibile, e la vittoria non richiede di eliminare entrambi: basta dare scacco matto a ciascuno dei tuoi avversari — o, raramente, metterli sotto scacco simultaneamente con un colpo perfetto.
Non si tratta di una versione “migliore” degli scacchi. È un’altra dimensione dello stesso gioco: più complessa, più imprevedibile, e profondamente umana. Ogni partita diventa un dialogo silenzioso tra tre intelligenze che cercano di prevedersi a vicenda — e spesso, si sorprendono l’una con l’altra.
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