Angola ti immerge nel caos di una guerra civile che ha segnato l’Africa negli anni Settanta: tra fazioni sostenute da superpotenze, terreno ostile e decisioni prese nell’ombra. Nel 1975, con la ritirata del Portogallo, il paese si spacca in una lotta per il potere che coinvolge eserciti regolari, milizie e armamenti pesanti. Qui non si combatte solo con i numeri: ogni mossa è un calcolo rischioso.
I giocatori guidano le fazioni in competizione — alcune appoggiate dall’Unione Sovietica, altre dagli Stati Uniti — e devono muovere unità tra aree del paese, controllando territori e anticipando i movimenti degli avversari. La vera sfida sta nel sistema di attivazione: prima di ogni turno, scegli in segreto quali unità attivare e in quale ordine. Poi, rivelate le decisioni simultaneamente, si procede a turni ordinati. È come giocare a poker con l’intera mappa davanti: devi indovinare dove l’avversario punterà il colpo, mentre nascondi i tuoi piani.
Il tabellone rappresenta un Angola frammentato, con città strategiche, vie di rifornimento e zone remote. Le unità vanno da fanteria a carri armati, artiglierie e supporto aereo, ognuna con ruoli precisi. Il sistema dei punti vittoria è sottile: non basta conquistare territori; devi bilanciare pressione militare, controllo politico e capacità di reagire alle sconfitte. Una battaglia persa può diventare un trampolino per una controffensiva, se gestita con intelligenza.
Il gioco si sviluppa su quattro ore di partita intensa, con 110 carte che guidano eventi storici e azioni speciali. La componente segreta, la limitata capacità di comando e l’incertezza costante rendono ogni turno carico di tensione. Non c’è un vincitore chiaro fino all’ultimo: chi riesce a gestire meglio l’imprevedibilità, a sfruttare le debolezze nascoste degli avversari e a non esaurirsi in attacchi impetuosi, alla fine emerge. Angola non è un gioco per tutti — ma per chi ama la guerra come scacchi con il sangue sul terreno, è una pietra miliare.
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