Attention! è un gioco d’astratti che non ha mai smesso di affascinare chi lo scopre per caso. Nato nel 1897, nasconde sotto l’apparenza semplice di pedine e una scacchiera a forma di stella tre piramidi intrecciate, un equilibrio teso tra attacco e sopravvivenza, e una dinamica che pochi giochi dell’epoca osavano tentare. Non è scacchi, non è dama, non è Halma — ma prende qualcosa da ognuno di loro per creare un’esperienza unica.
Il tavolo si compone di tre piramidi a cinque e tre livelli, disposte in modo che i loro vertici si tocchino al centro, formando una zona esagonale dove tutto accade. Un giocatore controlla diciotto pedine nere, schierate proprio nei sei punti più interni di ciascuna piramide: sono le sue truppe, isolate e circondate. Gli altri due o tre giocatori — a seconda del numero complessivo — guidano invece dieci pedine ciascuno, in colori diversi (rosso, blu, giallo), disposte lungo la base delle piramidi esterne. L’obiettivo è opposto: il giocatore nero vuole eliminare tutti gli altri; i giocatori colorati vogliono solo arrivare con una loro pedina al centro della scacchiera, a uno dei tre punti chiave.
Il movimento segue le regole della dama: si sposta di un passo su una casella adiacente o si salta sopra un’altra pedina per catturarla, atterrando sulla casella libera subito dopo. Ma qui ci sono vincoli precisi. Le pedine colorate possono muoversi solo in direzioni laterali o verso il centro — mai allontanandosi dalla piramide di appartenenza. E possono catturare soltanto le pedine nere, sempre con lo stesso limite di movimento. Le pedine nere, invece, sono più libere: possono saltare in ogni direzione e catturare qualsiasi colore. Non è obbligatorio catturare, ma spesso non farlo significa lasciare un vantaggio decisivo all’avversario.
La partita inizia con i giocatori colorati: ognuno muove due pedine diverse, aprendo il campo. Poi tocca al nero, che risponde con una pedina per ogni piramide. Da quel momento, si entra in un ritmo serrato: un giocatore colorato muove una sua pedina, poi il nero può muovere tante sue pedine quanti sono i giocatori ancora in gioco — e non è obbligato a sceglierle da piramidi diverse. Se qualcuno rimane senza mosse valide, passa il turno al prossimo. La partita continua fino a quando una delle due condizioni di vittoria si realizza: o le pedine nere eliminano tutti gli avversari, oppure un giocatore colorato riesce a piazzare una sua pedina in uno dei tre punti centrali.
Attention! non è un gioco facile da spiegare. Le regole sembrano complesse all’inizio, ma si imparano con la pratica, e diventano intuitive come il respiro. È un gioco di posizione, di attesa, di sacrificio: i colorati devono coordinarsi per non farsi inghiottire uno alla volta; il nero deve bilanciare l’offensiva con la difesa del centro, perché se lascia troppo spazio, qualcuno potrebbe vincere in poche mosse. Non c’è fortuna: solo intelligenza, anticipazione e un po’ di coraggio.
Per chi ama i giochi puri, senza temi o illustrazioni, Attention! rappresenta una pietra miliare. Fu uno dei primi astratti originali pubblicati in Germania — prima che il mercato si abituasse a raccontare storie con le scatole. Il suo creatore, Otto Maier, lo lanciò con un’edizione lussuosa: tavola e scatola rivestite di pelle sintetica, curata nei minimi dettagli. Eppure non trovò subito il pubblico giusto. I venditori non sapevano come spiegarlo; i giocatori lo trovavano strano. Scomparve dopo un’unica tiratura.
Ritornò nel 1983, grazie a una rivista che ne riscoprì l’ingegno. Oggi è un gioiello da collezione, ma anche un gioco vivo: perfetto per due, tre o quattro giocatori che cercano qualcosa di diverso dal solito. Non ha temi, non ha personaggi — solo pedine, spazio e strategia. E forse, proprio per questo, è più profondo di quanto sembri.
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