Ceexstem è un gioco da tavolo che nasce dalle tradizioni dei Nimíipuu, popolazione indigena del Plateau nordamericano, e che oggi coinvolge grandi e piccoli in una danza di bastoncini e numeri. Non è solo un passatempo: è un viaggio attraverso la lingua, la cultura e il ritmo della vita comunitaria. Due set di quattro bastoncini colorati — solitamente rosso e blu — vengono lanciati su una stuoia o un tappeto, e da come cadono nasce la storia del turno.
Ogni bastoncino ha due facce: una con un segno che rappresenta una coppia, maschio e femmina, l’altra vuota, chiamata *caya*, “nulla”. Il maschio è spesso contrassegnato da una linea trasversale in più. Quando si lanciano i bastoncini, il risultato non dipende dal caso puro, ma dalla simmetria e dalle combinazioni che emergono tra le coppie. Se un bastoncino rosso maschio e uno femmina cadono entrambi con la faccia segnata verso l’alto, formano una coppia: vale un punto. Due coppie complete — due maschi e due femmine dello stesso colore — valgono tre punti. Una combinazione di un maschio e due femmine dà due punti, richiamando un antico valore sociale: prendersi cura della moglie di un compagno caduto in battaglia. Ma se tutti i bastoncini finiscono con la faccia vuota verso l’alto? Allora si perde tutto ciò che è stato accumulato, e si ricomincia da zero.
Il gioco si svolge tra due o dieci giocatori, senza distinzioni di età o genere. Prima di iniziare, tutti concordano sul punteggio vincente: cinque, sette o undici punti sono le scelte più comuni. Si decide anche se bisogna raggiungere esattamente quel numero — senza superarlo — oppure se i punti eccedenti vengono sottratti. Ogni giocatore lancia i bastoncini a turno, partendo dal più giovane e procedendo in senso orario. E ogni volta che si ottiene un punteggio, bisogna annunciarlo nella lingua Nimíipuu: *náaqc* per uno, *lepít* per due, fino a *le'dptit*, venti. È un modo diretto ma potente di tenere viva una lingua che altrimenti rischierebbe di scomparire.
Ceexstem non è un gioco veloce solo perché dura dieci minuti: lo è perché ogni lancio ha un ritmo, una storia, una memoria. Non si tratta di vincere a tutti i costi, ma di partecipare. Di ascoltare le parole che si pronunciano, di ridere quando qualcuno perde tutto con un solo colpo sfortunato, di celebrare insieme il raggiungimento del punteggio vincente. È un gioco che non richiede regole complesse né materiali costosi: basta qualche bastoncino colorato e la voglia di stare insieme. Eppure, in quella semplicità c’è qualcosa di profondo: il modo in cui una cultura trasforma il gioco in educazione, la fortuna in significato, e un lancio di legno in un atto collettivo di appartenenza.
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