Chamelequin è un gioco di colori che si muove, cambia e ti sorprende. Sulla scacchiera, otto righe per otte colonne, i quadrati alternano verdi e gialli a rossi e blu come una stoffa vivace: sembra fatta per giocarci con le mani — e infatti è così. Ogni giocatore ha pezzi di plastica simili a piccoli tronchi, su cui si impilano anelli colorati come caramelle da un barattolo. L’obiettivo? Restare l’ultimo in gioco.
All’inizio, i giocatori piazzano a turno i propri pezzi sulla scacchiera, aggiungendo un anello per volta: ognuno deve corrispondere al colore del quadrato su cui atterra. Se giochi con due persone, ne metterai dieci; se in quattro, otto. Quando tutti i pezzi sono posati, il vero gioco comincia.
Ogni turno puoi muovere un solo pezzo in due modi: o spostarlo di una casella e aggiungere un nuovo anello sopra — costruendo una torre colorata che diventa sempre più alta — oppure rimuovere gli anelli dall’alto per “rivelare” i colori nascosti. Questo secondo modo è più audace: ogni volta che togli un anello, il pezzo salta al colore sottostante e può muoversi fino a tre caselle in totale, saltando da un colore all’altro come una rana su foglie. Se durante questo salto incontri un avversario, lo mangi: l’anima del suo pezzo viene cancellata dal gioco. È possibile eliminare fino a tre pezzi nemici con una sola mossa, se la catena di colori ti permette di arrivare fin lì.
Ma attenzione: l’ultimo anello non si può mai togliere. Se rimani con un solo anello, devi fermarti — e diventi vulnerabile. La strategia sta nel bilanciare costruzione e distruzione, tra torri sicure da difendere e manovre audaci per spazzare via gli avversari.
Chamelequin non è complicato da imparare, ma nasconde una profondità silenziosa. I colori ti guidano, le regole sono chiare, ma ogni mossa può cambiare l’intero equilibrio del gioco. È un puzzle dinamico, dove il tuo avversario non è solo un rivale: è l’artefice dei tuoi prossimi salti.
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