Chathurvimshathi Koshtaka

3.5/10 (2 voti)

Chathurvimshathi Koshtaka è un gioco da tavolo antico, nascosto tra le pagine di un manoscritto sanscrito scritto alla fine del Settecento da Harikrishna, un appassionato di giochi che voleva salvare dalla dimenticanza le strategie della sua epoca. Non è un gioco complesso, ma ha una grazia silenziosa: 24 caselle disposte in una griglia semplice, due giocatori e otto pedine ciascuno. Niente dadi, niente fortuna — solo pensiero, posizione e intuito.

Si gioca su un quadrato di 6x4 caselle, dove ogni giocatore piazza le sue pedine sulle due righe più vicine al proprio lato. Il movimento è lineare: avanti, indietro, a destra o a sinistra — ma mai in diagonale. Si mangia saltando sopra una pedina avversaria, come negli scacchi o nel dama, e si continua a saltare finché c’è un altro salto possibile. L’obiettivo? Eliminare tutte le pedine dell’avversario. Chi resta con l’ultima pedina vince.

Non è un gioco da competizione estrema, ma qualcosa di più intimo: una conversazione silenziosa tra due menti che si misurano passo dopo passo. Le regole sono poche, ma le possibilità infinite. Ogni mossa ha un peso, ogni errore può diventare una trappola. È un gioco per chi ama la calma e la precisione, per chi trova piacere nel pensare due mosse avanti senza fretta.

Harikrishna lo descrisse come uno strumento per allenare la mente — e così è. Non serve un grande spazio, non servono pezzi complicati: basta una griglia, otto pedine e la voglia di giocare con calma. È un gioco che ti chiama indietro nel tempo, ma si sente ancora moderno.

  • Giocatori: 2
  • Complessità: (1.50)
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