Chaturanga

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Chaturanga è l’antenato del gioco che oggi chiamiamo scacchi: nato in India oltre 1500 anni fa, è un combattimento strategico su una scacchiera otto per otto, dove ogni mossa pesa come un passo sul filo di un rasoio. Due giocatori si fronteggiano con pezzi che muovono in modo diverso dai moderni scacchi: l’elefante salta esattamente due case in diagonale, il ministro (l’equivalente della regina) può spostarsi solo di una casa nella stessa direzione, e i pedoni avanzano di un passo alla volta, senza la mossa doppia iniziale. Non c’è arrocco, non c’è presa al volo — ogni azione è diretto ma profondamente intenzionale.

Il gioco si svolge con calma e precisione: non ci sono dadi né fortuna, solo pensiero puro. L’obiettivo non è il matto come lo conosciamo oggi, ma ridurre l’avversario a un re isolato — vincere con il “re nudo”. E qui sta la svolta più curiosa: perdere significa bloccare l’avversario senza poterlo catturare. Stallo? È una sconfitta. Un rovesciamento totale rispetto alla logica moderna.

Chaturanga non è un gioco per chi cerca azione rapida o fortuna, ma per chi apprezza la purezza di un conflitto antico, dove ogni pezzo ha il suo ruolo e ogni mossa lascia traccia. È una finestra sul passato: ti fa sentire come un generale indiano del VI secolo, che riflette su ogni spostamento con lo stesso silenzioso rispetto di chi sa che la guerra si vince non con la forza, ma con l’intelligenza. Non è solo un gioco da tavolo — è una pratica vivente della storia.

  • Giocatori: 2-4
  • Durata: 30 min
  • Età Minima: 8+
  • Complessità: (2.35)
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