Creeper è un gioco di strategia astratta che sembra diretto ma nasconde una danza sottile tra spazi e colori. Due giocatori si sfidano su una griglia di ottagoni, dove ogni mossa può trasformare il terreno sotto i tuoi piedi. Ognuno ha otto pedine nere o bianche da muovere con precisione, e trentadue dischetti bicolore — come quelli di Reversi — che diventano la chiave per vincere.
Le pedine si spostano in tre modi: avanzano di un passo in linea retta, saltano diagonalmente sopra un ottagono o catturano le pedine avversarie con un salto a scacchi. Ma qui sta il trucco: quando salti su un ottagono vuoto, posizioni un tuo dischetto; se invece lo trovi già occupato da uno dell’avversario, lo ribalti e lo trasformi nel tuo colore. Ogni mossa non solo muove una pedina, ma modifica la mappa del gioco.
L’obiettivo è creare un percorso continuo di dischetti del tuo colore che colleghi due angoli opposti della scacchiera: i neri devono connettere l’angolo in alto a sinistra con quello in basso a destra, i bianchi quelli in alto a destra e in basso a sinistra. Solo i collegamenti ortogonali contano — niente diagonali — quindi ogni dischetto deve essere ben posizionato per formare un ponte solido.
Il gioco è breve, intenso, perfetto per una pausa o un duello veloce. Non serve molto tempo per impararlo, ma bastano poche partite per capire quanto sia profondo il pensiero che richiede: devi anticipare le reazioni dell’avversario, bloccare i percorsi e allo stesso tempo costruire il tuo con attenzione. I dischetti cambiano colore in continuazione, e un’unica mossa può ribaltare l’intero equilibrio. È come giocare a scacchi su una mappa che si riscrive da sola. Ecco perché, dopo tanti anni, Creeper non ha perso il suo fascino.
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