Dangerous Parallel è un gioco da tavolo d’epoca che trasforma gli studenti in diplomatici e strategi durante una crisi internazionale ispirata alla Guerra di Corea. Nel 1969, la Foreign Policy Association lo creò per far vivere ai partecipanti le pressioni reali della politica globale: sei nazioni, ciascuna con un governo complesso e interdipendente, devono decidere come agire in un mondo sull’orlo del conflitto nucleare.
Ogni gruppo di 2-6 giocatori interpreta uno dei sei paesi: Inland (Corea del Nord), Outland (Corea del Sud), Transania (Unione Sovietica), Hameel (Cina), New Zenith (Occidente) e Nordo (India, come voce del Terzo Mondo). Ogni nazione ha un kit di materiali con informazioni riservate, ministeri da gestire — capo del governo, difesa, esteri, intelligence economica — e una regola fondamentale: il ministro degli Esteri non può essere anche il primo ministro, per permettere intrighi e spionaggio.
La partita si svolge in scenari che seguono l’andamento storico della guerra: un’invasione, una controffensiva, la tensione crescente. Poi arriva il momento cruciale: cosa fai ora? Se Hameel entra in gioco per sostenere Inland, Transania potrebbe reagire. E se New Zenith risponde con armi nucleari? Non c’è un vincitore definito. L’obiettivo non è battere gli altri, ma navigare tra alleanze fragili, interessi contraddittori e il terrore di una escalation incontrollabile.
È un gioco che non si conclude con un punteggio, ma con discussioni accese, compromessi impossibili e la consapevolezza di quanto sia sottile il confine tra pace e guerra. Progettato per essere guidato da un insegnante, richiede tempo — circa venti ore — e una mente aperta. Non è un gioco per tutti, ma per chi vuole capire come funziona davvero la politica internazionale.
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