Flying The Beam è un gioco da tavolo che ti trasporta negli anni ’40, quando i piloti dovevano atterrare senza vedere la pista: solo un segnale radio li guidava. Progettato dal capitano William J. Chapman, pilota dell’esercito americano, il gioco riproduce fedelmente l’esperienza del volo strumentale, in cui ogni errore di rotta poteva costare caro.
Ogni giocatore controlla un aereo che parte da uno dei tre percorsi: A, N o centro. Il segnale radio ti dice dove sei: se senti il suono continuo, sei sulla traiettoria giusta; se senti una serie di punti e linee, devi correggere la rotta. L’A (.-) ti avvisa che ti stai spostando a sinistra, l’N (-.) che ti allontani a destra. Man mano che ti avvicini al centro, i due segnali si fondono in un’ombra sonora chiamata “zona crepuscolare”, e poco prima dell’aeroporto il segnale svanisce del tutto: è la “Cone of Silence”. Devi navigare con precisione tra queste zone, seguendo le indicazioni delle caselle su cui atterri. A ogni turno giri la freccia e avanzi di tanti spazi quanto indicato, cercando di mantenere l’equilibrio perfetto.
L’obiettivo è arrivare esattamente sulla tua pista d’atterraggio assegnata, dopo aver attraversato tutta la traiettoria. Chi ci arriva per primo con il numero esatto vince. È un gioco si spiega in due minuti, ma che richiede attenzione e un po’ di fortuna: ogni mossa conta, perché una deviazione sbagliata può farti perdere la rotta. Un piccolo capolavoro dimenticato, dove l’aviazione diventa strategia silenziosa, e il vento non è altro che un segnale da ascoltare.
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