Gonnect è un gioco da tavolo astratto per due giocatori, ideato nel 2000 da João Pedro Neto, che fonde l’eleganza del Go con una vittoria più diretta: non si tratta di controllare più territorio, ma di collegare due lati opposti della scacchiera. Si gioca su una griglia quadrata — spesso 13x13 per maggiore dinamicità — con pedine nere e bianche, seguendo le stesse regole del Go, tranne che non è permesso passare e si applica la regola del “pie” per decidere chi muove per primo.
L’obiettivo è diretto ma profondo: creare un gruppo di pedine connesso che tocchi due lati opposti della scacchiera. Si vince anche se l’avversario non ha più mosse legali, poiché i suicidi e i passaggi sono vietati. Questa limitazione trasforma il gioco in una danza tattica tra costruzione e pressione: all’inizio, entrambi i giocatori cercano di espandere verso i bordi, ma ben presto la scacchiera si riempie fino a un punto di stallo. Qui entra in gioco il cuore del gioco: nessuno può fermarsi. Ogni giocatore è costretto a ridurre le proprie libertà interne, riempiendo gli occhi che ha creato per proteggere i propri gruppi.
Chi ha costruito meno spazio vitale rischia di essere il primo a rimanere senza mosse. Ecco perché, pur non essendone l’obiettivo principale, la gestione del territorio diventa cruciale: è un mezzo per forzare l’avversario a cedere prima.
Il gioco ha una struttura in due fasi ben distinte: la corsa verso i bordi e poi il difficile lavoro di svuotamento interno, dove ogni mossa pesa come un passo su un filo. Chi conosce il Go riconoscerà le stesse tecniche, ma qui l’apertura è più incisiva e la fine più tesa, quasi meccanica. Non è per tutti — alcuni lo trovano troppo ripetitivo nella fase finale — ma per chi ama i giochi dove ogni dettaglio conta, Gonnect offre una sfida profonda e inaspettata.
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