Nel 1934, San Francisco brulica di ombre e segreti. Nella nebbia dei vicoli di Chinatown e negli sfarzi di Nob Hill, un detective privato deve risolvere nove casi complessi in nove giorni, tra falsari, omicidi e misteri nascosti tra le pieghe della società degli anni Trenta. Non si tratta di un gioco da tavolo tradizionale né di un RPG: Gumshoe è un’indagine scritta, che ti coinvolge come se fossi davvero sulle tracce di una pista, carta e matita in mano.
Ogni giorno ricevi un nuovo caso dal vecchio capo dell’Agenzia Continentale. Con mappe dettagliate della città, elenchi telefonici di migliaia di persone, ritagli di giornali datati, schede dei criminali e un archivio di impronte digitali, devi raccogliere indizi, intervistare sospetti, controllare gli alibi. Ogni azione richiede tempo: devi annotarlo su un foglio, gestire le tue risorse, scegliere dove concentrarti. Non c’è un vincitore in senso classico: il successo si misura nella capacità di ricostruire la verità, passo dopo passo.
Il gioco è pensato per uno o più giocatori che lavorano insieme, come una squadra di investigatori. Le trame sono ben costruite, ricche di dettagli storici e atmosfera autentica. Non serve indovinare la soluzione a caso: ogni risposta è logica, supportata da prove nascoste nei documenti. È un’esperienza lenta, immersiva, che ti obbliga a leggere con attenzione, a collegare i pezzi come in un romanzo giallo vivente.
Gumshoe non cerca di stupirti con effetti speciali: la sua forza sta nella coerenza, nella cura dei dettagli e nel rispetto del genere. È il successore naturale della serie Sherlock Holmes Consulting Detective — e per chi ama le indagini ben scritte, è un classico che non invecchia mai.
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