Haar Hoolim Perception Games è un gioco da tavolo dagli anni Sessanta che sembra diretto ma nasconde una profondità sorprendente: 36 carte, ognuna un rettangolo 2x3 diviso in quadratini neri e dorati, con tutti i possibili schemi di colori. Niente numeri, niente testo — solo forme e contrasti da riconoscere, abbinare, conquistare. È un gioco per la vista, la memoria e l’intuito.
Si gioca in uno o più modi, a seconda del numero di giocatori e dell’umore del momento. In alcuni giochi, devi posizionare le carte una accanto all’altra, cercando di far combaciare i bordi: un quadratino nero deve toccare un altro nero, un dorato un dorato. È come risolvere un puzzle silenzioso, dove ogni pezzo ha la sua posizione giusta. In altri, devi coprire aree della griglia per liberarti delle tue carte prima degli avversari, o spingerti il più lontano possibile in una direzione, muovendo i tuoi blocchi come pedine su una mappa invisibile.
Ci sono sfide competitive: due giocatori si contendono un campo 6x6, cercando di circondare le carte dell’altro con la maggioranza dei propri colori. Oppure si gioca a “Rustler’s Racing”, dove non solo ti muovi, ma puoi rubare le carte dell’avversario se riesci a bloccarle in modo strategico. C’è persino una versione ispirata al scacchi: ogni carta diventa un pezzo da spostare come una torre, e l’obiettivo è catturare il maggior numero di quadrati avversari.
Non mancano i giochi più tranquilli, come “Guess the Rule”, dove un giocatore nasconde una regola nascosta (es. “solo le carte con tre dorati in diagonale”) e gli altri devono indovinare quale sia, piazzando carte a tentativi. O ancora “ESP and More”, dove i giocatori fanno previsioni su quanti quadratini di un certo colore ci sono in una carta nascosta — chi indovina meglio vince.
Tutto ruota attorno alla percezione: riconoscere pattern, prevedere movimenti, ricordare posizioni. Non serve fortuna, solo attenzione e intelligenza visiva. Le regole sono poche, ma le combinazioni infinite. Si gioca in 30 minuti, con uno o otto giocatori, da soli o in gruppo. È un gioco che non ti chiede di imparare tante regole — ti chiede solo di guardare bene. E quando finalmente capisci il ritmo, le carte sembrano danzare da sole sulla tavola.
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