Nel cuore dell’Havana del 1943, tra rum e sussurri, una donna scompare senza lasciare traccia. Katherine Hobley, un pilastro della società filadelfiana, era partita per una vacanza rilassante a Cuba e tornò con un milione di dollari in contanti e un uomo misterioso al suo fianco — poi più niente. Nessuno sa dove sia finita. Ma tutti sanno che qualcosa di oscuro è accaduto nel bar decadente chiamato Passion Cabana.
Questo è il contesto di “Life of the Party: Passion Cabana in Havana”, un gioco da tavolo dove ognuno interpreta un personaggio con segreti, ambizioni e colpe nascoste. Non si tratta solo di risolvere un mistero: devi fingere di essere qualcun altro, manipolare le informazioni, nasconderti tra le bugie degli altri e cercare la verità prima che sia troppo tardi. Ogni giocatore riceve una biografia dettagliata, con passato, motivazioni e indizi privati — alcuni utili, altri fuorvianti. Durante la serata, si alternano conversazioni informali, domande strategiche e momenti di svelamento: chi ha visto Katherine l’ultima volta? Chi aveva qualcosa da nascondere nel suo bagaglio? E perché il barman è così nervoso quando parla del motociclo rotto?
Il gioco si svolge in circa tre ore, tra risate, tensioni e colpi di scena. Non c’è un vincitore in senso tradizionale: l’obiettivo è scoprire chi ha ucciso Katherine — o se è ancora viva — attraverso le testimonianze dei personaggi e i dettagli raccolti nei documenti nascosti tra le carte del gioco. La soluzione, rivelata alla fine, unisce tutti gli indizi in una storia coerente, ma la vera sfida sta nel capire chi sta mentendo e perché. Alcuni dicono di amarla, altri di odiarla; qualcuno la cercava per sposarla, qualcun altro voleva silenziarla per sempre.
Il bar Passion Cabana è un crocevia di vite spezzate: Max Hammond, il proprietario dal passato da cacciatore di taglie e con una moto inutilizzabile da anni; Harlan Standard, l’autore esiliato che scriveva libri troppo pericolosi per essere letti negli Stati Uniti; Mama Lisa, la madama che cura le sue ragazze come figlie ma sa usare voodoo contro i nemici. C’è General Luis Beltro, il militare ossessionato dal cancellare ogni traccia di immoralità — anche se i suoi superiori lo accusano di trascurare i ribelli comunisti che si avvicinano alla città. E poi c’è Maria Solez, la barista dai occhi neri e il carisma magnetico, l’unica a cui Max sembra davvero prestare attenzione; Edith Pitvay, la vedova ricca con una villa piena di artisti e voci su una camera degli orrori mai confermata; Marylin Desmond, che beve rum come se fosse acqua ma non racconta mai nulla di sé; e Reggie Van Peller, il fidanzato svanito nel lusso, che ha rinunciato al suo club di polo per cercare Katherine.
Tutti hanno un motivo. Tutti nascondono qualcosa. E nessuno è completamente innocente.
Il gioco non ti chiede di essere un detective perfetto: ti chiede di essere credibile. Di fingere con convinzione, di ascoltare più di quanto parli, di cogliere le contraddizioni negli occhi degli altri. È una serata in cui la verità è fragile e il sospetto diventa un’arma. Non serve sapere tutto: basta capire chi sta mentendo meglio degli altri.
“Passion Cabana” non è solo un gioco di deduzione. È un teatro improvvisato, dove ogni parola può essere una trappola o una chiave. E la notte a Havana, con il rum che scorre e le ombre che si allungano, ti farà domandare: se Katherine è morta… chi l’ha uccisa? Se è viva… perché non torna?
E forse — proprio mentre credi di aver capito tutto — qualcuno svelerà un segreto che nessuno aspettava.
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