Miniluuppi è un gioco da tavolo che celebra l’era dei computer a transistor, quando le macchine occupavano stanze intere e i programmi si caricatevano su schede perforate. Nato in Finlandia nel 1979, non è solo un passatempo: è una piccola opera d’arte che racconta il mondo della tecnologia di quegli anni con ironia e intelligenza.
Ogni giocatore controlla un programma, rappresentato da pedine dello stesso colore, che deve viaggiare dalla lettura delle schede a sinistra, attraverso l’unità centrale, fino alle stampanti matriciali a destra. Ma il percorso non è lineare: al centro del tabellone c’è un disco rotante, il “generatore di colori casuali”, che decide in modo imprevedibile dove inviare le pedine — verso la tua stampante, quella di qualcun altro, o addirittura in un loop infinito dentro l’elaboratore. Ecco da dove viene il nome: “luuppi” significa “loop” in finlandese, e quei giri senza uscita possono mandare in tilt anche i più abili programmatori.
L’obiettivo è portare il maggior numero di pedine nella tua stampante, ma attenzione: se una tua pedina finisce nella stampante di un avversario, lui guadagna punti. E se sei l’ultimo a completare il percorso con tutte le tue pedine, ricevi un bonus significativo. I punti si sommano da ogni parte del viaggio: chi arriva prima non vince necessariamente; la strategia sta nel bilanciare velocità e fortuna, sfruttando i movimenti casuali senza farsi ingannare dal sistema.
Miniluuppi è un gioco che sembra diretto ma nasconde una profondità nascosta: non si vince solo con il piano migliore, ma con l’abilità di adattarsi al caos. È un omaggio tenero e intelligente a un’epoca in cui i computer erano misteri da comprendere, non strumenti scontati. E per chi ha mai visto una scheda perforata o sentito il ronzio delle stampanti matriciali, è anche un viaggio nel tempo — breve, divertente e pieno di sorprese.
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