Mysteries by Vincent: A Very Domestic Demise

(1996)

Un sabato sera, mentre l’odore di pizza appena consegnata si mescola a quello di carta igienica intrecciata in fiocchi e attrezzi da bricolage esposti come opere d’arte, capisci che questa non è una festa normale. È un omaggio assurdo, dolcemente folle, a una regina della cucina domestica che ha fatto della perfezione un culto — e ora, forse, l’hanno uccisa per questo.

Mysteries by Vincent: A Very Domestic Demise è un gioco da tavolo in stile “How to Host a Murder”, pensato per otto persone che vogliono trascorrere una serata insieme senza dover preparare niente di complicato. Niente scenografie costose, niente costumi da cercare su Internet: solo un libretto con le indicazioni, alcuni fogli da distribuire agli ospiti e la libertà di improvvisare. L’atmosfera è quella di una serata tra amici che si trasforma in un giallo domestico, dove ogni personaggio ha un motivo per volere il silenzio della padrona di casa.

Barpha DeStue, l’icona televisiva e autrice bestseller, ha invitato i suoi più fedeli seguaci a una cena celebrativa nel suo cottage di campagna. L’occasione? Onorare i vincitori del suo concorso “Whine & Dyin’”, un evento che ha trasformato migliaia di casalinghe e casalinghi in fan devoti, pronti a ricoprire la propria cucina di adesivi con il suo volto. Ma prima che il dessert venga servito, Barpha viene trovata morta — probabilmente avvelenata da uno dei suoi stessi piatti.

Ognuno degli ospiti ha un ruolo ben definito e una storia personale che si intreccia alla sua vita. Toto Lee Smytten, presidente della fan club “Barphalots”, non perde mai l’occasione di apparire accanto a lei: il suo cinturone degli attrezzi è sempre pronto, anche se la casa non ha bisogno di riparazioni. Cherrie S. Ghubellee, editor del magazine di Barpha, sa tutto dei suoi segreti editoriali — e forse anche di quelli più nascosti. Hiram “Hi” K. Lesteral, ex marito e campione di tennis, ha lasciato il mondo dello sport per un nuovo inizio, ma non ha mai dimenticato le ferite del passato. N. Vee Ausse, madre di famiglia da Winnemucca, vede in Barpha una guida morale più che una celebrità: la sua vita è fatta di pannolini e pasti pronti, ma anche di sogni mai detti ad alta voce. Marin Nate’, l’ex chef francese ora al suo servizio, ha abbandonato le stelle della cucina per un lavoro più tranquillo — ma non per questo meno risentito. Borissa “Bor” D. Stiphe, casalinga dell’Indiana e vincitrice del concorso, ha collezionato ogni libro, ogni episodio, ogni consiglio di Barpha come se fossero verità sacre. Tilly V. Isone, la produttrice televisiva che ha costruito l’immagine della star, sa bene quanto sia fragile il confine tra realtà e finzione. E Ray Zhor Sharpe, venditore di coltelli da cucina, ha fornito a Barpha ogni lama per anni — ma forse non tutte le lame sono state usate solo per tagliare verdure.

Ognuno riceve un foglio con le proprie informazioni: cosa sa, cosa nasconde, chi ha visto e quando. Durante la serata, gli ospiti si muovono liberamente tra i vari ambienti della casa — in questo caso, il tuo salotto trasformato in una versione kitsch del cottage di Barpha — parlando con gli altri, cercando indizi, raccontando storie e nascondendo verità. Non ci sono turni fissi, non c’è un conduttore che guida: la dinamica emerge dal confronto tra i personaggi. Qualcuno potrebbe confessare qualcosa per sbaglio. Un altro potrebbe fingere di essere più innocente di quanto sia. E tutti sanno che l’assassino è tra loro.

L’obiettivo non è semplicemente scoprire chi ha ucciso Barpha, ma capire perché. La colpa non sta solo nel movente, ma nei piccoli gesti dimenticati: un commento tagliente durante una cena, un libro che non veniva più letto, un’idea rubata per un episodio televisivo. Il gioco ti invita a indagare le relazioni, i silenzi e le frustrazioni nascoste dietro la facciata della famiglia perfetta.

La bellezza di questo gioco sta nella sua assurdità controllata. Non è un giallo serio: non c’è sangue, né detective in trench. È una commedia nera ambientata tra forni e taglieri, dove la morte viene celebrata con decorazioni in carta igienica e il sospetto si nasconde dietro un sorriso da casalinga modello. L’umorismo non deriva dal sangue, ma dalla banalità del male: l’odio che cresce tra chi crede di aver trovato la salvezza nella cucina perfetta.

Non serve essere attori per giocare. Non serve avere un palco. Basta una pizza, qualche fiocco di carta igienica appeso alla porta e il coraggio di fingere di credere a questa storia assurda — perché in fondo, tutti noi conosciamo qualcuno che ha trasformato la propria vita in uno show televisivo.

La partita dura circa tre ore. Alla fine, tutti insieme rivelano le prove, si confrontano sulle motivazioni e decidono chi è l’assassino. Poi si apre il libretto del soluzione: non per sapere se avete indovinato — ma per capire quanto bene avete interpretato la storia.

Non c’è un vincitore in senso tradizionale. C’è solo una serata che nessuno dimenticherà, perché ha trasformato un semplice incontro tra amici in qualcosa di più: un piccolo teatro domestico, dove ognuno ha avuto il suo ruolo, la sua bugia e la sua verità nascosta. E forse — solo forse — è proprio questo che rende il gioco così speciale: non ti fa indovinare chi l’ha uccisa. Ti fa capire perché qualcuno ha voluto farlo. E a volte, quel motivo è più terribile di un coltello in cucina.

  • Giocatori: 8
  • Durata: 180 min
  • Età Minima: 18+

Meccaniche: Gioco di Ruolo

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