È una festa di deduzione in maschera che si svolge a cavallo tra due secoli. Il 31 dicembre 1999, nella maestosa dimora californiana di Millford “Mill” N. Iam, un imprenditore eccentrico e inventore geniale, dieci ospiti illustri – ciascuno rappresentante di una decade del XX secolo – si riuniscono per celebrare il passaggio al nuovo millennio. L’occasione è speciale: dopo cena, voteranno insieme chi merita il titolo di “Persona del Secolo”. Ma prima che la notte possa concludersi in gloria, qualcuno viene ucciso. E ora tutti devono scoprire chi ha compiuto l’omicidio, tra i dieci ospiti – o forse tra gli stessi servitori.
Il gioco si svolge come una serata di ruolo e deduzione: ogni partecipante riceve un personaggio ben definito, con la sua storia, il suo passato, le sue ambizioni e i suoi segreti. Ognuno ha un ruolo preciso nella trama, alcuni sono innocenti, uno è l’assassino, altri sono complici o testimoni silenziosi. Non ci sono regole rigide da imparare: non serve una guida audio né istruzioni complesse. Basta leggere il proprio booklet di carattere, studiare le tracce nascoste nei documenti forniti e agire come se si fosse veramente quel personaggio. Durante la serata, gli ospiti conversano, fanno domande, raccontano storie, nascondono informazioni – tutto nel tentativo di scoprire chi ha ucciso Mill N. Iam prima che venga pronunciato il nome della Persona del Secolo.
L’assassinio avviene durante la cena, e da quel momento in poi ogni parola, ogni sguardo, ogni gesto assume un nuovo significato. Un commento banale su una cravatta può nascondere un rancore secolare. Una battuta sulle tecnologie del futuro potrebbe essere l’unico indizio che collega l’assassino al movente. I personaggi vengono da epoche diverse: Emma Rhymere, poetessa degli anni Dieci, con i suoi abiti di pizzo e il disprezzo per la ricchezza sfrenata; Mia Curall, scienziata geniale che ha sconfitto una malattia letale ma non riesce a nascondere la sua ossessione per le prove; Rich A. Phellar, magnate dell’olio in completo da sera e maniere impeccabili, ma con un cuore freddo come il suo portafoglio. E poi c’è Scarlett Harlot, l’attrice che vive tra i riflettori e crede di essere un capolavoro vivente; General George S. Lapem, duro come la sua divisa da guerra; Eve N. Louder, stilista ossessionata dalla bellezza e dai suoi profumi; Blaze A. G’laury, l’astronauta che ha visto la Terra dall’alto ma non sa cosa fare con i computer; Polly Esther Pance, attivista in pantaloni di poliestere e ombretto blu, pronta a protestare contro chiunque non rispetti il pianeta; Wy Toukay, l’imprenditore che ha cambiato il mondo col suo computer ma indossa sempre la stessa maglietta; e infine il Presidente William “Willy” Groper, carismatico e ambiguo, con un sorriso da campagna elettorale e una lunga scia di scandali.
La vera forza del gioco sta nel contrasto tra le epoche. L’attrice degli anni Trenta si meraviglia davanti a un cellulare che non sa usare. Il generale guarda con sospetto il computer di Wy, che lo considera solo una scatola rumorosa. Rich A. Phellar è scandalizzato dal modo in cui Wy si presenta a cena senza cravatta. E mentre i personaggi più giovani ridono dei vestiti degli altri, quelli più anziani raccontano storie di un mondo dove non esisteva la televisione o il fax – e dove le persone parlavano davvero tra loro.
Non c’è un vincitore in senso tradizionale. Non si punteggia chi indovina per primo l’assassino. Il successo del gioco si misura nella qualità delle interazioni, nell’autenticità dei personaggi interpretati, nel modo in cui i silenzi diventano sospetti e le confessioni improvvisate rivelano più di quanto si volesse dire. L’obiettivo è vivere la serata come un vero mistero da teatro: scoprire chi ha ucciso Mill N. Iam, ma soprattutto capire perché l’ha fatto – e se qualcuno lo avrebbe fatto anche senza che lui morisse.
Il gioco funziona meglio con costumi. Indossare un abito degli anni Venti o una tuta da astronauta degli anni Sessanta non è solo un dettaglio scenografico: cambia il modo in cui i giocatori si muovono, parlano, reagiscono. Un uomo in frac che guarda con disprezzo qualcuno in jeans diventa automaticamente più credibile di chi recita senza abiti. E quando tutti arrivano alla stessa conclusione – “L’assassino è quello che non ha mai smesso di guardare l’orologio” – la tensione si scioglie in risate, sospiri e un brindisi tardivo.
Non serve essere attori professionisti. Basta voler giocare. Il gioco ti dà il personaggio, le sue paure, i suoi desideri nascosti, i suoi segreti – e poi ti lascia libero di decidere cosa dire, cosa nascondere, chi fidarti. È un’esperienza che non si ripete mai uguale: ogni serata è diversa a seconda di chi c’è intorno al tavolo, di quanto ci si immerge nel ruolo, di quanta ironia o dramma si decide di portare in scena.
È un gioco per chi ama le storie, i personaggi e il teatro. Per chi vuole vivere una notte diversa da tutte le altre: non solo giocare a indovinare un colpevole, ma diventare parte di un mistero che si svolge tra l’ultimo bicchiere di champagne del secolo scorso e il primo rintocco dell’anno nuovo. Un gioco che ti fa sentire come se stessi davvero camminando in una casa antica, circondato da persone che non dovrebbero mai aver incontrato – ma che ora, per un solo istante, sono tutte lì, insieme a te, con il destino sospeso tra le mani.
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