Neue Spiele im alten Rom è un’esperienza unica: una scatola che contiene sette piccoli giochi, tutti ispirati alla Roma antica e progettati da Reiner Knizia. Non è un gioco singolo, ma un cassetto di idee, ognuna con il suo ritmo, la sua tensione e il suo sapore. È come aprire una cassa di reperti archeologici e trovare dentro non solo statue e monete, ma anche i giochi che i romani potevano aver giocato — se avessero avuto un designer con l’occhio per l’astrazione e la profondità strategica.
Ogni gioco è una piccola storia. Il più semplice, *I Sette Colli di Roma*, trasforma il conflitto tra due fazioni in un duello di carte: sette colline numerate sono disposte al centro, e i giocatori cercano di schierare le proprie per controllarle. Alla fine, chi ha la somma più alta vince. È immediato, elegante, quasi poetico nella sua semplicità. Al contrario, *Il Senatore* è un gioco di spinta e posizionamento su una griglia 5x5: i tuoi sostenitori devono avanzare lungo le scale che circondano il senato, e ogni carta giocata può spingere quelli davanti verso l’interno. È come guidare una folla con la precisione di un generale.
*Il Mercante*, invece, è un antenato semplificato di *Medici*. Qui non si tratta di collezionare merci per il massimo assortimento, ma solo per il valore totale: sei carte in mano, una sola tornata, e devi decidere cosa tenere e cosa lasciare. È veloce, teso, e ti costringe a fare scelte senza secondi pensieri. E se vuoi un po’ di colore extra, c’è una variante che premia chi riesce ad avere un esemplare per ogni tipo.
*Imperium*, forse il più coinvolgente della raccolta, si svolge su nove turni, ognuno dedicato a una regione dell’impero. Ogni turno vengono rivelate tre carte con numeri da 1 a 9 e due bandiere. Le carte indicano dove vuoi piazzare i tuoi segnalini; le bandiere ti danno un bonus extra in uno dei territori. Alla fine di ogni turno, la regione corrispondente viene valutata: chi ha più segnalini vince punti, e a volte anche il secondo o terzo classificato ricevono qualcosa. Man mano che i turni avanzano, le aree diventano sempre più preziose — un’accelerazione silenziosa ma potente che ti fa sentire l’espansione dell’impero.
*Circus Maximus* è il gioco più dinamico: una corsa di carri su una pista esagonale. Ogni giocatore ha tre carri e quindici punti movimento da distribuire ogni turno, usando carte da 1 a 5. Puoi muovere un carro con una carta, due o tre — ma ogni mossa deve essere in linea retta. Non puoi girare di colpo: devi pianificare le curve come se stessi guidando un veicolo pesante su strade antiche. Le carte usate diventano inutilizzabili per gli altri carri, quindi ogni scelta ha un costo. È caotico, divertente e pieno di momenti “oh no!” quando qualcuno ti taglia la strada.
*Il Consule* è un gioco di memoria e bluff. Venticinque carte sono disposte a faccia in giù su una griglia. Ogni giocatore ha tre carte in mano, e al suo turno può scommettere quanti punti vuole raccogliere: poi gira le carte finché non si ferma o sbaglia. Le carte formano set: stessa cifra, stesso colore, o entrambi. La somma dei valori deve superare la tua scommessa. Se ti fermi prima di averne abbastanza, perdi. Se sbagli, devi lasciare una carta in gioco e le carte girate vengono coperte di nuovo. È un equilibrio tra coraggio, memoria e intuizione — come giocare a poker con i numeri.
Infine, *La Ruota della Storia* è il più astratto: ventiquattro carte disposte in cerchio rappresentano le tribù da unire sotto Roma. Ogni turno puoi avanzare di uno, due o tre passi e raccogliere una carta. Il valore conta, ma ci sono regole nascoste che cambiano il modo in cui vengono contati i punti — un po’ come se la storia stessa avesse le sue irregolarità.
Vincere? Dipende dal gioco: somma di territori, punteggi accumulati, carri arrivati per primi. Non c’è un’unica strada alla vittoria, perché non c’è un solo gioco qui dentro — ma sette modi diversi di pensare a Roma.
Neue Spiele im alten Rom non è un titolo da collezionisti o da esperti. È per chi ama i giochi che ti fanno riflettere senza appesantirti, che usano la storia come sfondo e non come decorazione. Non ha bisogno di componenti lussuosi: carte semplici, pochi segnalini, regole chiare. Eppure dentro c’è tutto il peso dell’impero — le sue strategie, i suoi equilibri, le sue cadute.
È un gioco che non ti lascia indifferenti. Non perché è perfetto — alcuni pezzi sono più riusciti di altri — ma perché ogni volta che lo apri, trovi qualcosa di nuovo da scoprire. Una partita veloce dopo cena. Un duello tra amici. O un’ora persa a giocare con i tuoi figli, mentre racconti loro chi erano i romani e cosa facevano per divertirsi. È questo il vero valore: non solo giochi, ma storie da vivere insieme.
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