Penta Go è un gioco che fonde l’eleganza del Go con lo spirito di chi ha voglia di giocare a Monopoly su una scacchiera più profonda. Due o quattro giocatori si sfidano su due piani: uno esterno, circolare e pieno di sorprese, e uno interno, una griglia 10x10 dove si costruisce il vero potere. Ognuno parte con un pedone, cinquanta pietre e l’ambizione di controllare più territorio possibile.
Muovi il tuo pedone lungo il percorso esterno lanciando i dadi: ogni casella ti dice cosa fare — pagare tasse, ricevere risorse o semplicemente avanzare. Ma non è qui che si gioca davvero. Ogni volta che muovi il pedone, aggiungi una pietra sulla griglia interna, posizionandola sugli incroci come nel Go. Le pietre delimitano territori: chi circonda un’area — o un castello — la controlla. I castelli, raggruppati in cinque colori di quattro unità ciascuno, sono obiettivi preziosi. Quando atterri su una casella che corrisponde a un castello già occupato da un avversario, devi pagare una tassa: due o sette pietre, a seconda della sua importanza.
Il vero gioco si svolge nell’interiorità della griglia. Puoi tracciare linee per dividere il campo e impossessarti del territorio più piccolo. Le pietre catturate muoiono se non hanno occhi — spazi vuoti al loro interno che le proteggono. Ma qui non è tutto rigido: puoi scambiare liberamente pietre con gli altri giocatori, vendere prigionieri per pagare tasse o recuperarne dal tesoro comune quando ti rimani senza. Se sei a secco, puoi persino togliere una pietra dalla mappa per rifornirti.
Vince chi riesce a monopolizzare i castelli e a mantenere il controllo dei territori più vasti, senza mai lasciare che le tue pietre restino isolate. È un gioco di equilibrio tra strategia silenziosa e fortuna del dado, dove ogni mossa ha un peso diverso: quella sul percorso esterno ti dà risorse, ma è quella sulla griglia interna che decide la partita. Penta Go non è solo un gioco da tavolo: è una danza tra ordine e caos, tra calcolo e improvvisazione.
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