Petteia è un gioco da tavolo antico, nascosto tra le rovine dell’Impero Romano e i tabelloni dei soldati in pausa. Non è un gioco moderno, ma una ricostruzione vivente di qualcosa che migliaia di anni fa veniva giocato su tavolette di legno o pietra, con pedine semplici e regole che si adattavano a ogni luogo e a ogni giocatore. Non esiste un’unica versione autentica: c’è chi lo giocava su una scacchiera 8x8, altri su una 10x10 o persino 12x8, con pedine disposte in file da uno a tre. Alcuni usavano una pedina speciale, il “re”, altri no. Il movimento potrebbe essere quello della torre degli scacchi, oppure un passo alla volta in linea retta — nessuno lo sa con certezza. Ma ciò che emerge dai reperti e dai testi antichi è chiaro: si trattava di un gioco di cattura, strategico e silenzioso.
Le pedine si muovono su una griglia quadrata, spostandosi in linea retta per occupare posizioni chiave. La vittoria non arriva con il controllo del centro o la conquista di un obiettivo fisso: arriva quando riesci a intrappolare due pedine avversarie tra le tue, isolandole completamente. Una volta catturate, scompaiono dal tabellone. L’obiettivo è ridurre l’avversario a zero pezzi — o, in alcune varianti, portare due delle tue pedine fino all’estremo opposto della scacchiera.
Ciò che rende Petteia affascinante non è la perfezione delle regole, ma il suo mistero. Ogni scoperta archeologica aggiunge un pezzo al puzzle: una tavola trovata a Colchester con una pedina reale, frammenti di testi latini che ne accennano l’uso tra i legionari, versioni parallele nel mondo persiano e greco. È un gioco che viaggiava insieme agli eserciti, modificandosi in base al gusto locale, alla tradizione o semplicemente all’umore di chi lo giocava. Non c’è una regola universale — ma proprio per questo è vivo.
Oggi, grazie al lavoro di ricerca di Moshe Callen e ad altri studiosi, Petteia torna a essere giocabile: non come un reperto da museo, ma come un gioco astratto che ti costringe a pensare due mosse avanti, a controllare lo spazio, a sfruttare ogni movimento con precisione. È si spiega in due minuti, difficile da padroneggiare. E se giochi una partita, forse stai ripetendo un gesto che qualcuno ha fatto duemila anni fa — senza sapere di essere parte della storia.
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