Imbarcati su un vascello malconcio e salpa verso Pirate’s Cove, l’isola leggendaria dove i pirati non si limitano a rubare tesori: li costruiscono, uno dopo l’altro, con sangue, coraggio e una manciata di dadi. Qui, ogni mese è un nuovo assalto, ogni isola un’opportunità o una trappola, e la fama non si conquista solo col bottino, ma con il rischio calcolato che ti fa rimanere al tavolo quando tutti scappano.
Ogni giocatore guida un equipaggio di pirati in cerca di gloria. A inizio turno, scegli segretamente dove navigare: sei isole disseminate nel mare, ognuna con qualcosa da offrire — oro, tesori rari, carte per il bar, pezzi del tuo vascello o la possibilità di seppellire bottino per trasformarlo in fama. Tutti rivelano le proprie scelte allo stesso momento: chi finisce nello stesso porto entra in battaglia. Non c’è tempo per esitare — i cannoni si caricano, i dadi rotolano e la violenza è immediata.
La combattimento non è una semplice conta di forza. Il tuo vascello ha quattro parti da migliorare: le vele (che decidono chi muove per primo), l’armatura (quanto oro puoi portare), l’equipaggio (quanti cannoni puoi manovrare) e i cannoni stessi (quanti dadi lanci). Ogni pezzo cambia il tuo potere, ma ogni upgrade costa risorse che devi guadagnare sul campo. Se resti troppo a combattere, la tua nave si danneggia, diventa più lenta e meno pericolosa — un prezzo da pagare se non sai quando ritirarti.
E poi c’è il vero pericolo: i pirati leggendari. Ogni partita ne compare uno, scelto a caso tra figure come Blackbeard o il Vascello Fantasma. Sono navi imponenti, armate di cannoni devastanti e con un solo obiettivo: distruggere chi osa sfidarli. Se ti trovi sul loro percorso senza una flotta preparata, rischi di essere spazzato via in un colpo solo. Ma se riesci a sconfiggerli — e non è facile — la fama che guadagni vale il rischio. E quando li abbatti? Un altro appare subito, più feroce del precedente.
Le isole non sono tutte uguali. Alcune offrono oro in abbondanza ma pochi pezzi per la nave; altre regalano carte da bar che ti danno vantaggi strategici — come rilanciare un dado o forzare un avversario a fuggire. E poi c’è l’Isola del Tesoro, dove puoi seppellire ciò che hai raccolto: ogni bottino nascosto diventa fama al termine della partita, ma solo se riesci a tornarci vivo.
Dodici turni in totale — un anno di pirateria. Alla fine, ognuno può raccontare la propria storia davanti al fuoco del bar: le carte “tall tale” che hai accumulato durante il gioco ti danno punti extra per ogni impresa epica, da “ho sconfitto un leggendario con una nave a pezzi” a “ho rubato tutto l’oro di tre isole senza sparare un colpo”. Non è solo un bonus: è la chiusura perfetta di chi ha vissuto davvero il mare.
Vince chi accumula più fama. Ma non basta riempire la stiva d’oro. Devi saper scegliere quando attaccare, quando fuggire, quando rischiare contro un leggendario e quando lasciare che sia un altro a farlo. Il gioco ti costringe a mentire con le tue mosse: fingi di voler l’isola ricca per spingere gli altri ad affrontarla, poi cambi rotta all’ultimo momento. Ogni decisione ha un prezzo, e ogni vittoria è fragile.
Pirate’s Cove non è un gioco che ti dà la sicurezza: ti offre il caos controllato di chi naviga tra tempeste e tradimenti, dove i dadi decidono molto ma le tue scelte decidono tutto. È un gioco per chi ama l’imprevedibilità, la tensione dei confronti simultanei e il piacere di costruire una leggenda — passo dopo passo, bottino dopo bottino, battaglia dopo battaglia. Non ti dice che sei forte: te lo fa sentire, quando finalmente riesci a tornare al porto con la nave a pezzi ma il cuore pieno di gloria.
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