Ranger è un gioco di miniature che ti immerge nel cuore delle guerre franco-indiane, tra foreste fitte e battaglie all’improvviso. Progettato per 2-8 giocatori, si gioca in un’ora o due, con regole pensate per simulare scontri su piccola scala: ogni figurina è un uomo, ogni colpo conta.
Non serve una scacchiera: il campo di battaglia lo costruisci tu con terreni e ostacoli reali. Ma qui non si vede subito chi c’è nell’ombra. Ogni unità – ranger di Rogers, indigeni, miliziani o truppe regolari – sta su un piccolo vassoio, ma i vassoi vuoti sono tanti quanto quelli veri. Devi esplorare la foresta con attenzione: un vassoio potrebbe nascondere una squadra di guerrieri Mohawk o soltanto rami caduti. Fino a quando non spara, non sai cosa ti sta aspettando.
Il combattimento è diretto ma realistico: movimenti lenti tra gli alberi, tiri con i dadi per colpire da lontano, scontri corpo a corpo dove la paura fa più danni della baionetta. Ogni ferita, ogni panico, ogni ritirata ha un peso. E poi c’è il sistema degli incidenti ufficiali: alla fine di ogni fase di fuoco, lanci due dadi come se fossero percentuali e leggi su una tabella di 66 eventi imprevedibili. Un proiettile colpisce l’asta della bandiera, la palla d’ottone vola via e ti atterra in testa: sei svenuto per un paio di turni. Oppure il tuo ufficiale, mentre urla ordini, inciampa su una radice e si rompe una gamba.
Le regole includono due scenari pronti, ma l’ispirazione viene dai resoconti storici: puoi ricostruire imboscate leggendarie o creare le tue battaglie. Le note sui colori da usare per dipingere le miniature ti aiutano a ricreare l’autenticità, e la bibliografia ti invita ad approfondire.
Ranger non è un gioco veloce né facile: richiede attenzione, pazienza e un po’ di immaginazione. Ma chi lo prova non dimentica il brivido di muovere i propri uomini tra le ombre, senza sapere cosa li aspetta oltre la prossima curva del sentiero.
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