Nel gennaio del 1879, le colonne britanniche avanzano in territorio sconosciuto, mentre migliaia di guerrieri zulu attendono nascosti tra le colline, pronti a scatenarsi all’improvviso.
Il gioco si svolge su una mappa divisa in grandi quadrati, ognuno rappresentante 13,5 miglia di terreno. I britannici muovono sei colonne (sette secondo un aggiornamento) e la guarnigione di Rorke’s Drift, con movimenti limitati da punti azione. Gli zulu non rivelano mai interamente le loro forze: i reggimenti (ibutho), ciascuno composto da 10 a 50 unità, restano nascosti in caselle di riserva fino al contatto con l’avversario. Chi comanda i britannici non sa mai quanti nemici lo aspettano.
Quando le forze si scontrano, la battaglia si trasferisce su una tavola separata: i britannici difendono posizioni fortificate o aperte, mentre gli zulu attaccano con impeto e coordinamento. Le perdite si registrano su tabelle di controllo, cancellando punti forza man mano che le unità vengono decimate.
La partita termina quando uno dei due giocatori raggiunge un limite di perdite o i britannici occupano Ulundi per due turni consecutivi. La vittoria si misura non solo in territorio conquistato — come il capoluogo zulu, Rorke’s Drift e Middle Drift — ma anche nel peso delle perdite inflitte.
Quello che rende Zulu War 1879 unico è la tensione costante: l’incertezza, il rischio di sottovalutare il nemico, la lotta tra ordine britannico e caos zulu. Un gioco che non celebra una guerra, ma ne esplora le dinamiche con rigore storico e un’atmosfera avvolgente.
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